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Apricena:cenni storici
Apricena - panorama
La leggenda vuole che la città sia stata fondata da Federico II, il quale soleva cacciare i cinghiali presenti in questa terra. Infatti lo stemma comunale rappresenta tale avvenimento con il verso “et aperuit coenam”.
Probabilmente, Apricena trae le sue origini da un insediamento romano denominato “Collatia”, città ricordata da Plinio e Frontino; essa fu distrutta e riedificata col nome di Procina o Porcina, nei pressi dell’ormai scomparsa Collatia. Il primo documento certo dell’esistenza di un casale di Procina risale al 1077: si tratta della “Platea Autentica” in cui Petronio, conte normanno, fa solenne donazione dell’abitato al Monastero di San Giovanni in Piano, insediamento benedettino del 1050, situato a circa 6 Km ad ovest di Apricena, in cui, si dice, soggiornò San Francesco in pellegrinaggio verso Monte Sant'Angelo.
Alla dominazione normanna si alternò quella sveva e in particolare con Federico II di Svevia, Apricena conobbe un periodo di notevole importanza storica. L’imperatore vi edificò dapprima una residenza e successivamente concesse agli abitanti privilegi mai ottenuti in precedenza che furono poi confermati anche dai suoi successori.
Caduto l’impero svevo con Manfredi, Apricena passò rispettivamente sotto il dominio angioino francese e aragonese. Nel 1627 la città fu completamente distrutta da un terribile terremoto e subito ricostruita grazie alla laboriosità dei suoi abitanti.
Dopo l’Unità d’Italia la città ebbe vita sempre più attiva: alla tradizione agreste si aggiunse un florido artigianato ed una intensa attività legata al settore lapideo.


Apricena: “città del marmo e della pietra”
Apricena - cava
Apricena rappresenta il più grande bacino marmifero della Puglia nonché terzo in Italia (dopo quello apuano e veronese). Le notizie storiche relative alla “Pietra di Apricena” ed alle sue applicazioni consistono in una serie di frammentari cenni informativi, anche perché, nel passato, la pietra locale era sovente commercializzata o messa in uso sotto altri nomi. Esistono documenti risalenti a Carlo III Re di Napoli (1716-1788) riguardanti “atti di provvidenze” per la costruzione del Palazzo Reale di Caserta. Nel 1867 i marmi garganici furono inviati all’Esposizione Universale di Parigi, fra i quali spiccavano quelli di Apricena.
Le applicazioni pratiche del calcare compatto di Apricena sono state di vario tipo e possono essere ammirate in famose città, insigni palazzi, istituti e opere d’arte, oltre che in Italia in larga parte del mondo (Europa, Sud America, USA, Giappone e Paesi Arabi).
L’agricoltura
Il territorio agricolo di Apricena è parte importante del tavoliere, la seconda pianura italiana. La coltivazione più praticata è quella del grano duro che per resa e qualità rappresenta un’importante coltura inserita nel ciclo delle rotazioni produttive. Il salto di qualità compiuto da questo settore è dovuto soprattutto alla Cooperazione. Un importante e decisivo passo si sta compiendo verso la produzione sementiera biologica e in serra, con aziende che si stanno affermando sul mercato nazionale e che potranno fare da traino per l’ulteriore sviluppo del settore.


SITI STORICI ED ARCHEOLOGICI
Castelpagano
Apricena - Castelpagano
Ruderi della roccaforte medioevale, situate sulla sommità del monte Castello ad est del centro abitato, a circa 7 chilometri. Domina la pianura nord del tavoliere sorto dai resti di un vicus romano. La sua denominazione deriva dal fatto che fu abitato per un certo periodo dai saraceni.


Castello Baronale
Apricena - Castello baronale
Costruzione seicentesca edificata sui resti del castello normanno-svevo, dopo il terremoto del 1627. Secondo la tradizione, il castello era residenza di caccia di Federico II.


Pozzo Salso
Apricena - Pozzo Salso
Resti di un antico ed importante pozzo che costituì per la popolazione una inesauribile fonte di approvvigionamento idrico. Si ha notizia di detto pozzo dal “Quaternusexadentiarum” della cancelleria sveva.