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Nonostante i buoni propositi, l’impegno concreto di tutti gli operatori della scuola e l’attenzione ai bisogni formativi degli studenti, la ricerca costante di modalità di insegnamento atte a perseguire una didattica individualizzata, si riscontra, soprattutto a carico del biennio, un rilevante fenomeno di dispersione scolastica. Se analizziamo i dati dell’ultimo triennio, infatti, si riscontrano tassi di insuccesso formativo o abbandono scolastico pari mediamente al 20%, valore che risulta già significativamente superiore sia alla media nazionale che a quella regionale. Se poi approfondiamo gli elementi di analisi, scopriamo facilmente che quella percentuale di dispersione su indicata grava maggiormente a carico degli indirizzi delle scienze umane e del tecnico che pesano per il 33%, mentre a carico dei licei classico e scientifico residua una percentuale fisiologica del 7%, poco significativa e comunque ben al di sotto delle statistiche nazionali e regionali.

Un altro indicatore significativo è quello che scaturisce dai risultati delle prove INVALSI dello scorso anno scolastico riferiti agli alunni del secondo anno del primo biennio del secondo ciclo: si rileva infatti che, mentre gli studenti del liceo classico e del liceo scientifico conseguono per le competenze linguistiche nella lingua madre un punteggio appena superiore a 200, viceversa gli studenti dell’indirizzo scienze umane si attestano soltanto su un punteggio di 190 e quelli dell’indirizzo tecnico-economico si fermano su un deludente punteggio medio di 160; ancora più sconfortante è la situazione che emerge dai risultati relativi alle competenze matematiche e scientifiche che evidenziano uno scostamento rispetto alle classi/scuole con background familiare simile di -13%, rilevando un punteggio medio su tutti gli allievi delle classi seconde di 160 circa.

Dalle informazioni preliminari per la conoscenza del contesto scolastico e familiare, ottenute sulla base della raccolta di dati ufficiali sulla dispersione e della individuazione dei soggetti a rischio di abbandono, appare evidente che la forte incidenza di dispersione scolastica sia addebitabile in larga misura alla situazione socio-culturale alquanto deprivata dalla quale provengono gli alunni che risultano più a rischio o direttamente coinvolti in fenomeni di abbandono o di insuccesso scolastico. A tale proposito va evidenziato che la zona nella quale si trova ad operare l’Istituto è fortemente interessata da processi migratori che richiedono sempre più spesso interventi mirati al fine di favorire l’inclusione scolastica e sociale di alunni immigrati di prima o seconda generazione. Attualmente la scuola accoglie una percentuale significativa (3-4%) di alunni immigrati.

Per quanto attiene le condizioni socio-economiche, inoltre, non si può sottovalutare la situazione lavorativa dei genitori, fortemente compromessa dalla prolungata crisi finanziaria in atto, poiché generalmente il livello culturale unito ad uno specifico status occupazionale determina spesso le aspettative e le scelte dei figli nei riguardi dell’istruzione. D’altra parte, fermo restando che la sfera familiare ha una funzione primaria nella scelte del minore, non è infrequente che in un ambiente socio-culturale deprivato, la scuola e, più in generale, l’istruzione vengano percepiti come fattori che destabilizzano la quotidianità delle persone, in definitiva più dannosi che necessari a migliorare la qualità di vita dell’intera famiglia. Viene così a crearsi una situazione asimmetrica tra le richieste che la scuola rivolge alla famiglia, perché attivi una partecipazione attenta al percorso di crescita culturale dei propri figli, e le reali esigenze familiari.

La dispersione scolastica, tuttavia, è un fenomeno alquanto complesso, non riconducibile solo a situazioni di degrado sociale, disagio economico o povertà culturale. Ricerche pubblicate negli ultimi anni hanno individuato alcuni fattori che concorrono a determinare la dispersione, intersecandosi fino ad influenzare e rafforzare l’opzione individuale in direzione dell’abbandono scolastico. Le condizioni socio-economiche e le caratteristiche della sfera familiare (quindi il contesto extrascolastico) naturalmente costituiscono gli ambiti principali all’interno dei quali si alimenta questo fenomeno, ma la verità è che esso è il risultato di cause diverse e concatenate. In linea generale esso riflette una perdita di efficacia dei diversi ambienti educativi: famiglia, luoghi di aggregazione sociale, scuola. In tale accezione si potrebbe definire meglio la dispersione scolastica come quel fenomeno per il quale intelligenze, energie, risorse, occasioni di crescita e d'emancipazione sono sprecate o non utilizzate al meglio.

A volte le cause sono da ricercare anche tra le relazioni che si instaurano nel contesto scolastico tra docente/allievo e allievo/compagni. Infatti accade di sovente che l’abbandono del percorso scelto possa essere imputato alla mancata efficacia delle relazioni; una distorta comunicazione può generare una relazione conflittuale, che innesca atteggiamenti e comportamenti di rifiuto del contesto scolastico. Questi, uniti al bisogno di autonomia e di indipendenza tipici dell’adolescenza, creano momenti di tensione e percezioni di inadeguatezza all’ambiente che si manifestano prevalentemente sotto forma di difficoltà d'apprendimento, metodo di studio inefficace, scarsa motivazione. Tali criticità inficiano le capacità di attenzione nei riguardi dell'apprendimento/insegnamento creando, inevitabilmente, ostacoli al perseguimento del successo formativo che si manifestano principalmente nella difficoltà di acquisire capacità di base specie in ambito linguistico-espressivo e logico-matematico. Sono questi gli elementi che incidono sulla scolarità dei soggetti in evoluzione e in alcuni casi determinano l’abbandono del percorso didattico.